Women in politics…?

Maria Rosaria (Mara) Carfagna (born December 18, 1975 in Salerno) is an Italian politician and former showgirl. After obtaining a degree in law, Carfagna worked for several years on Italian television shows and as a model. She later entered politics and was elected to the Chamber of Deputies for Forza Italia party in 2006. On May 8, 2008, Prime Minister Silvio Berlusconi appointed her Minister for Equal Opportunity, a move that received international attention due to her background and her appearance. Carfagna has been called “the most beautiful minister in the world”, and was ranked number one on Maxim’s “World´s Hottest Politicians”.

50e50: opinioni e gesti di donne in politica

01.04.08

Dopo aver affrontato la lettura di alcuni articoli scritti da donne che abitano la politica ogni giorno, mi accingo a redigere un breve riassunto che dia una panoramica più o meno soddisfacente delle posizioni sostenute e delle relative motivazioni, nonché dei veri e propri gesti di ribellione e denuncia. Partiamo proprio da uno di questi. Si tratta della dimissione personale e la richiesta di soppressione della Commissione Pari Opportunità redatta da Claudia Zuncheddu, consigliera Psd’Az e vicepresidente della Commissione. L a denuncia del sistema politico su tutti i fronti è molto forte e motivata dalla mancanza di un sistema che garantisca un’ omogenea presenza maschile e femminile e soprattutto una collaborazione tra le due. Il sistema politico è dunque ancora una volta dominato da un genere, quello maschile, che non concede spazio e libertà d’azione alla controparte femminile. A questo punto entra in gioco la questione delle quote, il cosiddetto 50e50, una campagna promossa dall’Udi (unione donne italiane) che ha proprio lo scopo di affermare e realizzare la presenza paritaria dell’uno e dell’altro sesso. Come si deve leggere l’iniziativa del 50e50, che ha appunto lo scopo di tutelare la presenza delle donne in politica, in relazione alla decisione così drastica di Claudia Zuncheddu, vicepresidente di un’associazione che dovrebbe garantire proprio le cosiddette pari opportunità? Ma la questione più spinosa che viene sollevata è proprio: l’iniziativa del 50e50 concede veramente più spazio ad un’azione politica da parte delle donne o non fa altro che relegarle ad una posizione di facciata dalla quale nulla gli è concesso? Sembra inopinabile il fatto che il sistema sia prevalentemente maschile ma le donne, nonostante non abbiano un effettivo potere decisionale, sembrano concorrere ad un livello più nascosto, inconscio, al mantenimento proprio di quell’ordine che cercano di modificare. Come e perché le donne vorrebbero rinunciare alla loro libertà d’azione? Cos’è che gli viene offerto in cambio? Forse un male minore dell’esclusione? Il quadro offerto da Claudia Zuncheddu potrebbe forse aiutarci in questa indagine. Queste le sue parole: “Per quanto ho dichiarato, non riconoscendo alla Commissione Pari Opportunità del Comune di Cagliari nessuna funzione, se non quella: del pudore della foglia di fico; dell’istituzionalizzazione del futile; dello sperpero economico delle risorse pubbliche; della confusione oltre che dei luoghi, dei ruoli istituzionali dove la segretaria gioca a fare la presidente, mentre la presidente è inesistente; di appendice acritica del sistema (e in questo caso di centro-destra) di cui è fedele esecutrice e domestica dei suoi ordini; di atlete olimpioniche che in tempi record (scambiando la sede assembleare con i corridoi) lasciando il luogo del dibattito (tanto questo non serve), per sincronizzare alla perfezione il movimento delle manine, tutte in alto per votare a favore del loro progettino, e tutte in basso con fermezza quelli delle altre;” Le parole aspramente critiche di Claudia Zuncheddu, parole vissute, cariche di un’esperienza maturata all’interno di uno degli organi esecutori del sistema politico, portano quindi a consolidare l’ipotesi fatta in precedenza della forte responsabilità delle donne verso la loro esclusione dalla politica per una posizione di facciata, comunque una posizione sociale, anche se inutile. Un’ombra minacciosa si avverte leggendo queste parole. Quest’ombra viene tradotta dalle parole di Lia Cigarini come nucleo perverso: un occultamento della differenza femminile e delle sue pratiche che costituiscono, sempre citando le sue parole, un altrove e un altrimenti rispetto ai luoghi e alle forme della politica maschile. Da qui deriva la stessa ambiguità già delineata precedentemente, le donne non dicono di no alla cittadinanza ma non dicono di si alla rappresentanza di sesso. In quest’ottica si possono inquadrare atteggiamenti diversi. Cito dall’articolo di Lia Cigarini: “Quando, di recente, Rosy Bindi ha presentato la propria candidatura per le primarie che dovranno designare il segretario del Partito Democratico, la maggioranza delle dirigenti e parlamentari dei DS, tranne qualcuna come Franca Chiaromonte, si sono dichiarate per Veltroni, anzi, per il cosiddetto ticket Veltroni-Franceschini, cioè per due uomini. Eppure, tra di loro molte si erano già pronunciate in favore di una legge per la parità delle candidature. Un’insensatezza logica e politica. O forse, la finalmente sincera dichiarazione: il partito è la mia patria e le donne vadano pure a farsi benedire. Perché mai, chiedo, la lotta delle donne insieme, dovrebbe mettersi al servizio dei partiti?” Sempre Lia Cigarini parla di una necessità interna, quella di un lavoro politico per far essere la differenza attraverso una pratica politica che si può definire per questo antiparitaria. Vale la pena soffermarci un momento su questo termine che può indurre facilmente a passaggi logici inappropriati. Riporto qua la citazione dal libro Il femminismo degli anni Settanta a proposito della distinzione tra i termini differenza e eguaglianza con lo scopo di rendere più chiaro il significato del termine antiparitario utilizzato da Lia Cigarini. “Il rifiuto dell’uguaglianza (che si identifica in questo caso con il termine antiparitario) potrebbe però far pensare erroneamente al femminismo come un movimento antiegualitario. Per evitare questa erronea conclusione bisogna quindi chiarire la differenza tra differenza e eguaglianza. La contrapposizione tra le due è erronea dal punto di vista logico: se uguaglianza significa giustizia, il suo contrario è disuguaglianza; se differenza significa molteplicità, o secondo alcune dualità, il suo contrario è unicità.” Interessante è notare come la storia sembra ripetersi, diverse erano le posizioni delle femministe degli anni settanta e diversa era la situazione storica e politica in cui si trovavano ad agire ma il sistema politico maschile con il quale si trovavano e si trovano a fare i conti sembra riproporre le sue dinamiche e di conseguenza le diverse prese di posizioni nei suoi confronti da parte delle donne. Proprio queste diverse prese di posizione motivate più o meno profondamente sono il punto di partenza per l’analisi di una situazione che appare a tutti gli effetti ambigua. Ritorniamo all’articolo di Lia Cigarini. La proposta delle quote quindi non fanno altro che restringere le donne ad una categoria sostituendo la persona numerica con la persona politica. Cito dall’articolo: “Le donne arrivano a scrivere che l’obiettivo è quello della pari presenza , qualsiasi sia la legge elettorale. Esse, poi, plaudono indiscriminatamente ad Aznar come a Zapatero o Sarkozy i quali, con il potere personale che gli deriva dalle loro cariche e soprattutto dal liderismo imperante, hanno nominato governi a metà costituiti da donne. Dunque, si vuole una presenza numerica di donne nei parlamenti e nelle assemblee elettive, astraendo dal contesto politico istituzionale del paese. Non ci si pone neppure la domanda su cosa hanno fatto per modificare l’ordine maschile di gestione del potere, le ministre di Aznar o di Zapatero (…) La democrazie paritaria, per le sostenitrici del 50e50, sarebbe il completamento della democrazie così come pensata dagli uomini.” Mi sembra chiara la posizione di Lia Cigarini che conclude il suo articolo citando una scrittrice torinese che vive in brasile, autrice del libro La cittadinanza interiore. Tema centrale del libro, come già lo esprime chiaramente il titolo, è come la cittadinanza deva essere un sentimento che viene dall’interno e che si basa sulla consapevolezza della differenza sessuale dalla quale ripartire per la ricostruzione di un nuovo modo di intendere la relazione tra uomini e donne.

Leda

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